sabato 25 ottobre 2025

Il sasso e l'umano

C'erano una volta un sasso ed un umano.
Il sasso stava fermo a terra.
L'umano camminava.

Un giorno, per caso, per fato, o per il rapporto causa-effetto che porta ogni azione ad avere determinate conseguenze, il sasso e l'umano si incontrano.
Per qualche strana ragione l'umano raccoglie il sasso e lo pone dentro una delle grandi tasche della sua felpa e continua a camminare.
Il cammino dell'umano si protrae per diversi giorni, passando tra campi sconfinati, grandi città e piccoli monti.

La stagione iniziava ad imporre il proprio freddo, allora l'umano, che ancora non aveva voglia di fermarsi, iniziava a camminare con le mani in tasca.
Le tasche, per quanto grandi, erano sempre vuote. La pietra rappresentava l'unica eccezione. Allora le mani dell'umano iniziavano a concentrarsi, più che sulla loro temperatura, sulla superficie del sasso.
Ogni tanto succedeva che l'umano cacciasse il sasso dalla tasca: l'osservava da tutte le prospettive possibili e lo faceva scorrere tra le mani. Poi lo riponeva in tasca. 

Un altro giorno, l'umano arriva sulla sponda di un lago. Quel giorno l'umano decide di non camminare, ma di sedersi su una panchina che si affaccia sul grande specchio d'acqua. Tira fuori il sasso dalla tasca e lo mette a sedere affianco a sè.

"Ormai sono un po' di giorni che camminiamo assieme.
A dire la verità io cammino, e tu mi segui perchè io ho deciso che debba essere così".

"Sai, non sei il primo sasso che incontro sul mio cammino, eppure sono felice di aver scelto te come compagno di viaggio. Devo ammettere che quando ti ho raccolto, l'ho fatto semplicemente perchè ho avuto la percezione che fosse giusto farlo, ma col tempo mi sono accorto che non sei niente male come sasso!".

"Non prendermi per matto, non sono ancora arrivato a perdere il lume della ragione, so bene che sei solo un sasso. La verità è che mi ricordi una persona. Quando ti ho raccolto non me ne ero proprio reso conto, ma osservando la tua forma, percorrendo la tua superficie con la mano, percepisco che mi viene in mente lei".

"In effetti potrebbe essere che pensi a lei a prescindere dalla tua presenza, oppure che qualsiasi altro sasso avrebbe funzionato allo stesso modo. Però siamo io e te, su questa panchina, davanti a questo lago. Vorrà pur significare qualcosa, no?".

"Forse si tratta solo di decisioni.
Ti ho incontrato a chilometri di distanza da qui e ti ho trasportato in tasca senza che tu mi chiedessi nulla. E adesso forse mi toccherà decidere se continuare il viaggio assieme, lasciarti su questa panchina, oppure lanciarti nel lago per generare onde concentriche".

"Che poi te non sei quella persona, ma solo il simbolo del pensiero di essa". 

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