"Tu ricordi la casa dei doganieri. Sì, tu la ricordi, la tua mente la tiene fissa nel tuo cervello, in una delle sue tante stanze. Peccato che ora quello a non ricordare sono io".
18 Dicembre 2014.
Il 18 di questo mese, ma dell'anno passato è morta una persona, o forse due, oppure nemmeno una. Forse è tutto sbagliato: mi troverei a visitare il suo corpo privo di vita se la prima fosse corretta, la seconda non mi permetterebbe di scrivere o commemorare la morte dell'altra, e se la terza fosse giusta non avrei il ricordo di morte che continua a tormentarmi tutt'ora. Allora cos'è successo esattamente l'anno scorso?
Raccontarlo non può essere molto facile, poiché, seppur conosca gli avvenimenti che accaddero, restano privi di alcuna logicità e, per quanto già ciò che scrivo e ciò che faccio abbiano apparentemente poco senso, non voglio raccontare storie completamente prive di significato. La ricerca della verità assoluta di quel giorno, iniziò il giorno stesso, per poi affievolirsi durante lo scorrere del tempo e rinascere esattamente un anno dopo, il 18 Dicembre tra i banchi di scuola. Fu l'ora di italiano quella cruciale. Un percorso che toccava Dante, Petrarca, Leopardi e Montale più una canzone a scelta, tutto riguardo la morte della persona amata, da creare durante le imminenti vacanze Natalizie. Durante l'assegnazione del compito, la mia mente aveva iniziato a viaggiare, elaborando che quel giorno fosse 18, e che il 18 l'anno scorso avevo provato sensazioni poco distanti da quelle descritte dai poeti dopo i loro lutti. Lì in classe la mia faccia assunse un'espressione sorridente, ma i miei occhi sembrava volessero decidere di far inondare il mio viso. Sentivo come se quella buffa coincidenza fosse stata messa su da qualcuno per costringermi a ricordare, ma il momento di irrazionalità finì subito. Colsi così l'opportunità per ricercare ancora le motivazioni di tutto ciò che accadde il 18 del 2013.
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