sabato 19 dicembre 2015

3

Mi ero scordato, lo devo ammettere. Problemi altri han surclassato ció che per due anni era oggetto della mia attenzione. Ma ció significa che la mia attenzione verso questo avvenimento sia finito, scomparso, sgretolato nel tempo e volato dopo la passata dei venti? Sinceramente non lo so. Vorrei, ma non vorrei. E se l'inconsiderazione di un errore finirà, saró libero di far altri giusti sbagli. E che fare quindi? Il tempo non si ferma. Il ricordo di quell'avvenimento è a metà tra una patetica morsa fredda ed un caldo abbraccio che culla nel conforto. E mentre sto cosí, cosa succede all'artefice di questo meccanismo? Qual è la morsa che abbraccia i suoi pensieri?
Per il momento tra me e lei resta solo un 3

domenica 6 dicembre 2015

Memories, ricorda le memorie #10 Solo un giorno... Facciamo due... No vabbeh, una settimana... Facciamo per sempre!

Come facciamo a porre la concretezza di una qualsiasi cosa? I sensi ci dicono che una cosa esiste, certo, ma con quale valore esiste? Noi vediamo immagini, e l'unica cosa che possiamo dire è che esiste l'immagine di ció che si guarda, cosí come quando ascoltiamo, annusiamo, assaporiamo e tocchiamo. Con questo non voglio certo dire che l'essenza di ció che si percepisce non esista, ma solo il fatto che è facile ingannare i sensi, nostri unici strumenti per indagare nel mondo.
Se si vuol parlare della memoria, devo prima di tutto ammettere la vergogna che provo nel raccontarla, non perché sia imbarazzante o che me ne penta, ma, anzi, solo per il contrario: io mi son innamorato di un'ingannatrice di sensi senza pentirmene ancora. Perché dico che è un'ingannatrice di sensi? Beh, semplicemente perché ora, dopo che son passati anni, ancora ho dubbi su di lei, sul suo esser concreto. Eppure ho la conferma della sua voce, la conferma della sua immagine, mi bastavano a dedurre la sua concretezza, ma ora non ne son sicuro. Eppure non metto in dubbio la sua esistenza, e nemmeno la sua concretezza al mondo, bensí la sua concretezza nel MIO mondo. C'é stata davvero nel mio mondo a chiedere di star con lei per un giorno, due, una settimana, addirittura per sempre, oppure è solo la mia mente che senza sensi e senza senso ha creato quest'opportunità invisibile che io ho seguito e rendendo facile la mia caduta

venerdì 4 dicembre 2015

Memories, ricorda le memorie #9 I'm Verm, I'm SuperVerm!

Cavolo, finalmente! Aspettavo da tempo di poter raccontare questa memoria, anche perchè è una di quelle in cui è preso in considerazione l'insieme di ció che puó esser considerato futile e ció che invece riveste una grandissima importanza nei miei ricordi. Per iniziare questa memoria potrei parlare di opossum caga arcobaleno, panda spaziali, cascate di cioccolata e asteroidi di formaggio, ma non lo faró perchè qui si parla di Verm, di SuperVerm e lo si farà in perfetto stile vermesco. E non osate deridere la sua figura mentre ne ritraggo la sua storia; ricordate che siete abituati a vedere uomini con poteri di ragno e con calzamaglia che potrebbe esser considerata meno virile del gran SuperVerm. Orsú, orgiú e ordinuovosú, dunque, narriamo ora la nascita di questo Eroe. *effetto dissolvenza per far partire il flashback*

Salve, sono la voce narrante che vi racconterà la nascita di colui che nel futuro conquisterà il mondo, salvandolo da creature maligne del tipo caccole aliene o ehm... giapponesi superdotati? Credo ci sia un errore nel mio copione, dopotutto non è affidabile, quando io scrivo qualcosa lui la riscrive... è un copione, ridete! Ahahahahah. Ah, ah... Sí, mi sto distraendo troppo, le origini di SuperVerm!
Correva l'anno duemilaehmdici e...

Pubblico: Aspetta un attimo, duemilacosa?!

Oooh, mi avete sgamato, non ricordo che anno fosse! Ma so per certo che fosse duemila e che conteneva il dieci, avete abbastanza informazioni.
Tornando al discorso: correva quell'anno lí. Due persone di rispettoso valore dovevano vedersi in videochiamata per decidere le sorti del pianeta. Una era un gran panda batuffoloso, l'altro era un Verme qualsiasi. Ma attenzione loro erano panda e verme solo d'essenza, non di apparenza. Infatti la loro immagine era quella di esseri umani, integrati (anche se non del tutto) nella società, ma diversi da questa e solo loro sapevano di ció, come solo loro sapevano del loro piano per conquistare tutto. Ma come potevano farlo se la loro apparenza umana era già comosciuta? Adottando un travestimento, ovviamente. La prima ad avere l'idea, fu la graziosa panda che adottó il metodo "alla Clark Kent al contrario" o anche "Alla detective Conan senza rimpicciolire": un paio di occhialoni a lenti trasparenti, l'ideale per nascondersi (se fossero a veloci sarebbe piú traumatico). Il verme, seppur approvasse il travestimento del panda, decise di impegnarsi di più: voleva un travestimento che ne esaltasse il lato eccentrico. Fu allora che vide l'oro... no, in realtà vide solo degli occhiali 3D gialli, non riusciva a distinguere le gradazioni simili di colore. Fatto sta che li indossó... non ne era convinto, si sentiva ancora legato al sua apparenza umana. Ma, presto qualcosa cambió: giocando con un CD, il verme si accorse che questo poteva esser incastrato tra la testa e gli occhiali, con molta precisione. Fu cosí che provó e ad un colpo vide cose mai viste prima, gli sembrava di attraversare l'universo con la mente, di percepire tutto attorno a lui, di capire pian piano il senso della vita...
In realtà no, semplicemente il panda gli disse che in quel modo sembrava un super verme. E gli piacque. E da allora fu SuperVerm, da allora FUI SuperVerm!

mercoledì 2 dicembre 2015

Building new memories #8 a 90°, Sempre

Tempo... Tutti abbiam del tempo. Certo, c'è chi ne ha di più, e chi l'ha disperso, versandolo in tutto ciò che ha compiuto, ma tutti ne abbiamo. Ed è questa la nostra risorsa più grande, non si vive in eterno. Ma in questo piccolo spazio di tempo concessoci dalla nostra vita, riusciamo a costruire l'infinito, riempiendo di colori una grande tela inizialmente bianca. Queste sono le memorie: molte mantengono il proprio colore vivido, ben visibile; altre sbiadiscono col passare del tempo; altre ancora sono fresche, appena disegnate. Ed è impossibile smettere di disegnare fin quando la tela non sarà conclusa e il disegnatore non si sarà disperso nel vuoto. Saremo così costretti a disegnare la tela sempre e per sempre; fino all'infinito; al nostro infinito.
E disegnando capita di guardare dietro la propria opera, attribuendogli diversi valori, significati, interpretazioni. E seppur non si voglia, prima o poi si guarderà dietro, ritrovando ciò che si è composto, e continuando a dipingere ci si ispirerà anche involontariamente a ciò che si ha appena visto. Sarà una costante questa, un ripetersi costante di azioni e pensieri che seppur disegnati più avanti nella tela e magari con qualche differenza compositiva, detengono sempre la stessa essenza, più o meno come seguire un 8 nella sua linea, mentre il numero scorre in avanti. Dopotutto il simbolo dell'infinito non è altro che un 8 messo a 90°.