Sono immerso nella mia stessa vita.
Ho creato una serie di eventi che mi portano a muovere il mio corpo in questo mondo, e che in una certa misura mi fanno percepire pieno.
Sono soddisfatto, lo sono per certo.
Ma allora perché scende una lacrimuccia sul mio volto?
Ultimamente mi sembra di vivere nella sezione "unisci i puntini" di qualche periodico con i vari giochi in fondo alle sue pagine.
Mi metto a contare.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei... sette.
Mi rendo poi conto che riesco a contare in coreano.
E allora inizio:
일, 이, 삼, 사, 오, 육, 칠, 팔, 구, 십.
Mi fermo a dieci.
L'immagine non è abbastanza nitida ancora, non riesco a coglierne il senso.
Però mi fermo e respiro.
Respiro e penso.
Penso e lascio cadere un'altra lacrimuccia sul mio volto.
Un tempo puntavo ad essere un punto.
La pienezza della sua forma mi rassicurava, ed io mi sentivo troppo vuoto per poter dire che valesse la pena continuare ad essere qualsiasi forma all'infuori di un punto.
Ma adesso sono pieno.
Mi sento un punto.
Mi sento il punto.
Pensare questo mi disarma.
Non so perché in effetti dovrei possedere delle armi, alla fine è tutto semplicemente una grande metafora, perché della vita cosa ne resta se non l'immagine di tutto ciò che è stato, di tutto ciò che è, di tutto ciò che sarà?
Quindi procedo, una lacrimuccia alla volta, comprendendo che i puntini che collego contando creano la mia immagine.
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