Qualcuno di voi ha mai sentito dire l'espressione "sono povero in canna"? Se la risposta è un sí, allora associerá quest'espressione ad altre come "sono al verde", oppure "sono ridotto al lastrico", o semplicemente "non ho soldi". Se siamo abituati a sentire quest'espressioni infatti, difficilmente immagineremo un tizio incastrato in una canna (intesa come pianta, che sia chiaro), un tizio verde o un tizio diventato piccolo quanto una mattonella. Allora come mai espressioni come queste che prese alla lettera han tutt'altro significato rispetto a quello che vogliono lasciare intendere, a volte spiegano meglio rispetto alle espressioni che usano parole appropriate rispetto all'argomento di cui si parla? Semplice!
Quando noi parliamo, non facciamo altro che esprimere concetti, piú o meno elaborati, rispetto al tipo di discussione che si sta svolgendo. Ora, la comprensione in un argomento puó arrivare se e solo se il destinatario della conversazione ha già il concetto che vuole venire espresso in testa. È comune infatti che se io dico "la somma dell'area dei quadrati costruiti sui cateti è uguale all'area del quadrato costruito sull'ipotenusa", non tutti capiscano ció che io voglia dire, seppur la mia espressione descriva perfettamente il concetto. Solo quelli che hanno una conoscenza del Teorema di Pitagora (concetto) capirá la sua spiegazione (espressione).
Ricapitolando, per le persone meno attente, un concetto non puó essere spiegato se non attraverso l'espressione, ma l'espressione puó non significare
nulla se non si ha il concetto.
Applichiamo ora questa regola alla comunicazione generale.
Parliamo del racconto personale. Io racconto una storia che riguarda la mia vita ad un'altra persona attraverso l'espressione: esprimo le mie emozioni, le mie azioni, le reazioni e tutto quel che riguarda ció che ho intenzione di raccontare. Si presuppone che per capire, l'ascoltatore debba avere il concetto di quel di cui si parli, dove per concetto s'intende la piena consapevolezza emozioni dell'interlocutore il significato delle azioni e delle reazioni che egli ha dato loro. Purtroppo peró è facile capire che ogni uomo è diverso, cosí come la loro concezione delle cose. Un esempio è il dire "ti amo": l'espressione in sè non esprime il concetto di amore, tant'è che l'altra parte della coppia può essere portata a chiedere "perchè mi ami?". E qui casca il mondo e girogirotondo [cit.].
A questa domanda infatti si tenta sempre di rispondere in modo romantico, per non deludere le aspettative del partner, ma la risposta giusta, secondo la mia opinione, sarebbe "tu non hai il concetto che ho io dell'amore e se l'avessi, non mi avresti mai posto questa domanda, poichè la mia risposta sarebbe stata《ti amo per lo stesso motivo per cui tu ami me》".
Ora è il momento in cui mi lamento, poichè avrei voluto finire con questa frase ad effetto che le persone meno creative avrebbero ctrl+ciato (pronuncia: controlciato; significato: copiato) e ctrl+viato (pronuncia: controlviato; significato: incollato) meramente sulle loro bacheche Facebook, con scritto alla fine (forse) [cit. Giuseppe Federico]. E invece no! Mi tocca spiegare ció che potrebbe sembrare contraddittorio solo perché al mondo esistono persone pignole, e alla fine inventare una nuova frase ad effetto per concludere!
Ma tornando a noi, ecco dov'è la contraddizione che i piú arguti avranno trovato: "Se serve l'espressione per capire il concetto e il concetto per capire l'espressione, qualunque dialogo non avrebbe senso, poichè nessuno sarebbe in grado di capire nessuno. Eppure tu hai assimilato il concetto del Teorema di Pitagora, seppur la prima volta ti fu semplicemente espresso". Controbattere a questa enorme contraddizione non è facile, ma è mio dovere, essendo una contraddizione creata da me.
La lingua è stata creata per un motivo: il capirsi tramite le parole. Per arrivare al capirsi peró, si è dovuto convenzionalmente identificare ogni cosa esistente tramite dei nomi che in sè spiegassero la natura della cosa stessa, che puó essere la funzione, la forma, il colore eccetera. Tuttavia in questi nomi identifichiamo dei gruppi. Esempio: se noi diciamo sedia, intendiamo quel vasto gruppo di oggetti, di forma e dimensioni variabili, che peró ha la funzione principale di sedia (poi con una sedia ci si fa quel che si vuole). Quindi si è data convenzionalmente l'espressione "sedia" per indicare effettivamente il concetto generico che rappresenta. Così non ci vien difficile distinguere una sedia da un letto o un armadio da una chitarra. Ma questo è solo per convenzione. Cosí possiamo parlare di "linguaggio convenzionale", che è il nome che ho deciso io per questa cosa. Nel caso del Teorema di Pitagora, noi riusciamo ad arrivarci solo perchè siamo abituati alla convenzione dei numeri, che hanno portato l'abitudine alla convenzione della geometria, che di seguito han portato a capire il concetto convezionale del Teorema di Pitagora. Che poi pensandoci bene la convenzione dei numeri è la convenzione meno equivocabile fra tutti: una volta esser abituato al fatto che il 2 valga 2, diventa una cosa incontestabile, quindi, maledetto me che ho citato il Teorema di Pitagora quando il discorso sembrava lineare non solo a voi, ma anche a me. Maaaa comunque, andiamo avanti. Se ora abbiam parlato di linguaggio convenzionale, parliamo della sua controparte, il linguaggio non convenzionale. Se dovessi definire i due linguaggi con altre parole, direi che quello convenzionale ha a che fare soprattutto col mondo esteriore, quello non convenzionale col mondo interiore, ovvero con quel che non si riesce a conoscere. Ovviamente esistono parole convenzionali per definire le cose non convenzionali, ma non esistono parole convenzionali per spiegare le cose non convenzionali. Puó sembrare un incasinamento, ma con un parallelismo tra una sedia e l'amore sarà tutto piú chiaro.
Sia sedia che amore sono parole convenzionali, poichè sono parole date dall'uomo per classificare due concetti. La prima parola intende l'insieme di oggetti che hanno come funzione primaria "sedia" (come detto prima) e non credo che questa definizione sia contestabile;
La seconda parola intende invece qualcosa che non ha una spiegazione unica. È come se l'amore fosse l'insieme di spiegazioni che vengono date ad esso, ma questa non è che un altro tentativo di spiegazione dell'amore che verrebbe aggiunto a sè stesso, creando cosí un paradosso. Non sono io a dire cos'è l'amore, come non lo è nessun altro. Quindi seppur "amore" sia una parola convenzionale, il suo significato non lo è, creando fortemente quel legame tra espressione e concetto, da cui era partito tutto.
Ricapitolando (di nuovo):
Esistono 2 tipi di linguaggio.
Il linguaggio convenzionale, che fa riferimento a ció che per convenzione ha definizione e significato.
Il linguaggio non convenzionale, che fa riferimento a ció che per convenzione ha una definizione, ma non un significato.
Da ció ne deriva che:
Dal linguaggio convenzionale è possibile apprendere un concetto.
Dal linguaggio non convenzionale è impossibile apprendere un concetto.
In ogni caso si deve star attenti al significato di ogni cosa poichè ció che è convenzionale per alcuni, potrebbe non esserlo per altri o viceversa.
Credo di esser arrivato alla conclusione. Mi rendo conto di aver scritto tanto rispetto a quel che avevo intenzione di scrivere. Se non avete capito bene, non preoccupatevi: questo non era altro che un tentativo di creare nuove convenzioni partendo dalle non convenzioni, quindi vale il fatto che se non avete un concetto non potrete capire l'espressione [cit. Giuseppe Federico].
Nessun commento:
Posta un commento