Saró stupido io, ma son arrivato al punto di chiedermi se effettivamente la scuola serva a qualcosa. So per certo che giá dopo aver scritto questa prima parte avró creato l'indignazione in ogni persona che ha già affrontato questa esperienza e si ritrova ora, magari, a raccapezzarsi per tentare di far studiare i propri figli, ma, in caso foste una di queste persone, vi chiedo di continuare a leggere e, opzionalmente, di controbattere con logica e razionalità, giustificando ogni vostra risposta, come cercheró di fare io qui di seguito.
Chiunque mi conosca, sa che io non sono una di quelle persone che si impegna tantissimo per andare bene, anzi, direste che sono proprio il contrario. Grazie a questa mia "natura", mi son ritrovato spesso nella condizione in cui i miei genitori, o anche altre persone con piú esperienza di vita rispetto a me, mi hanno dovuto parlare dell'importanza della scuola e dello studio. I punti di forza dei loro discorsi si basavano su diversi punti: "lo studio come soddisfazione personale ", "lo studio come soddisfazione della cultura", ma quello che piú mi interessa è "lo studio come accesso al tuo futuro". Ecco come la penso io.
Lo studio come soddisfazione personale, è inteso come "studiando ottieni bei voti. I bei voti dovrebbero essere una gratificazione per te". Puó anche essere che dopo aver avuto un buon voto mi senta gratificato, ma sinceramente non me la sento di studiare per ottenere una banale gratificazione data da un semplice numero (se non credi che sia un semplice numero, stai calmo e continua a leggere, poi ti spiego).
Lo studio come soddisfazione della cultura, è inteso come "tu studi in onore del sapere, per cultura generale". Ecco. Ecco uno degli insiemi di due parole che piú mi infastidisce, "cultura generale". Cosa cavolo dovrebbe significare "cultura generale". Io lo tradurrei in "sapere un po' di tutto", ma sembra altamente riduttivo sapere un po' di tutto. Ma tralasciamo la cultura generale. Analizziamo "Tu studi in onore del sapere". A scuola si arriva veramente al sapere? La risposta a questa domanda è difficile, anche perchè se si arrivasse veramente al sapere, si arriverebbe semplicemente al sapere a cui tutti sono arrivati, nulla più (basti pensare che una volta nelle scuole insegnavano che la Terra fosse piatta). Ma non credo che il sapere si raggiunga cosí facilmente. Tutti hanno o hanno avuto almeno una o piú materie che non interessavano proprio. Ecco, in quelle materie di cui non si ha interesse non si arriverà MAI al sapere, sebbene ti ritrova costretto a studiarle.
Ricapitolando: per sapere ci vuole interesse, la scuola (o solo qualche materia, perché no?) stimola poco interesse.
Arrivato a questo punto, ci terrei ad evidenziare che son io il metro con cui ho misurato il necessario per scrivere questa riflessione, seppur abbia cercato di prendere in considerazione anche altri casi. Lo dico perchè io avrei detto che per me il sapere si ottiene tramite la logica, che deriva dal pensiero, il quale non puó che sorgere da sè stessi. A questo punto la gente potrebbe chiedere "Ma allora per te la scuola è inutile?!" E allora io risponderó "Torna all'inizio di questo post e leggi il primo periodo. Dopo torna qui e continua a leggere il terzo argomento dei discorsi che tentano di farmi studiare".
Lo studio come accesso al futuro, inteso come "studi per avere un pezzo di carta che ti permetterá di lavorare e, di conseguenza, di continuare a vivere una volta che non sarai piú mantenuto". Smontare questa tesi mi è impossibile purtroppo, ma ciò non mi impedisce di criticarla. Viviamo in un sistema creato dall'uomo, non sará mai un sistema perfetto. In questo sistema infatti sorge il dilemma della "meritocrazia". Chi è meritevole, teoricamente, dovrebbe avere un vantaggio su chi lo è di meno. Dico teoricamente perchè non funziona cosí giá a causa delle "raccomandazioni" che trovo una cosa molto umana: io stesso (credo che) preferirei dare un posto di lavoro ad una persona fidata, come un mio ipotetico figlio, rispetto ad uno sconosciuto che come garanzia di fiducia mi porta un foglio con su scritto quanto gli altri hanno creduto che valesse.
Mettendo da parte le raccomandazioni e facendo finta che non esistano, il sistema meritocratico continua ad avere una falla enorme che è situata proprio alla base: il voto. Il voto non è altro che il risultato di un giudizio rispetto a quel che hai dimostrato di valere. Inoltre quello che conta alla fine è il voto derivante da tutte le materie portate agli esami, che non necessariamente fanno parte delle materie dei tuoi interessi. Quindi, contraddizioni:
il voto è un giudizio, il giudizio è soggettivo, il voto è soggettivo;
il voto si basa su quel che hai dimostrato di valere. Dimostrare di valere non è uguale a valere. Una dimostrazione di arte all'aperto puó non essere fantastica in un giorno di pioggia, cosí come la dimostrazione di valere puó non essere buona in un determinato periodo della propria vita;
Il voto finale deriva dai voti delle materie che fanno parte dei tuoi corsi di studio che, per quanto possano essere indirizzati verso la tua scelta, non saranno necessariamente tutte quelle di tuo interesse (questo è presente sicuramente nel sistema liceale. Non essendo immerso in un sistema universitario non so esattamente se è cosí, ma comunque il voto delle superiori vien preso come curriculum per l'università).
Beh, se vi eravate indignati quando ho detto che il voto è un semplice numero, sarete felici ad aver letto ora le mie motivazioni.
Ultima critica che parte direttamente dalla frase "lo studio come accesso al futuro": se si pensa bene, la maggior parte dei problemi dei ragazzi della mia età (sui 16 anni per intenderci), derivano proprio dalla scuola. In quanti non si son sentiti in ansia per un'interrogazione o per un compito, in quanti si son sentiti tristi per il fatto di svegliarsi la mattina presto e vedersi obbligati ad andare a scuola, in quanti si son dovuti subire ramanzine o punizioni per un brutto voto. Sebrerà stupido, o fuori contesto rispetto a tutto quel che ho scritto fin'ora, ma è stato questo a spingermi a tutto il ragionamento: come si fa a pensare al futuro se ció che dovrà aiutarti ti da tanti problemi nel presente?
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