Al tempo piace danzare.
Alle volte ondeggia lentamente con ampi movimenti, come a voler riempire tutto lo spazio a sua disposizione. Il suo corpo appare quasi sospeso, con la musica che sembra aspettare la sua prossima mossa. Ma questa tarda ad arrivare, e le note in sottofondo si prolungano quasi all'infinito in un'estesa melodia che quasi toglie il fiato.
E, d'un tratto, ritorna, il ticchettio dei suoi passi, precisi e serrati, affilati come lancette, che tagliano il quadrante di un orologio. Nessuna esitazione: siamo qui, ora, e poi mai più. Andiamo, sempre e solo avanti.
Almeno fin quando non inciampa, e da qui il delirio: una, due o più capriole non bastano per ottenere l'equilibrio, c'è bisogno del suo libero movimento per ritrovare l'epicentro.
La danza allora smette di aver regole, e il tempo inizia a riorganizzarsi nel suo disordine, ovvero nella percezione che ognuno di noi ha di esso, perché noi in quanto persone possediamo il tempo dentro la nostra mente, con tutti i suoi movimenti, vivendone la melodia.
Chissà quanta arte compone:
Noi e il Tempo.
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