Più impari a vivere, più il mondo cambia le coordinate dei tuoi punti di riferimento.
Quante volte questo meccanismo ha finito per farmi sentire perso! Mi sono sempre mosso in una qualche inevitabile direzione, anche quando magari avrei preferito restare fermo immobile.
Io sono il viaggio.
Forse lo sono sempre stato.
Da quando ancora avevo paura del mondo e restavo chiuso in stanza, luogo in cui ho iniziato a diventare esploratore delle mie idee.
È da qui che ho iniziato a sviluppare la mia autocoscienza? Non ne sono certo, come non sono certo di mille altre cose. Forse semplicemente iniziavo ad esser cosciente delle mie incertezze. Allora avrei dovuto iniziare a fugare qualche dubbio riguardo al mio funzionamento da essere umano, in cerca di risposte ma pieno di sole domande.
Così finivo per concentrarmi attentamente: avrei dovuto trovare pur qualche suggerimento nel mio cervello che parlasse del perchè non riuscissi a capire questioni riguardo me stesso.
Forse la meta non era giusta.
Allora reimposto le coordinate verso una persona che mi tira fuori dalla mia stanza ed un po', anche, fuori da me stesso. Si iniziava a diventare esploratori del mondo, imparando quanto le diverse esperienze potessero creare, un tassello alla volta, un me stesso più solido, che non crollasse con una folata di incertezze.
Ma ad un certo punto fu tempesta.
L'incertezza diventava troppa da reggere, ed il me che era stato costruito fino a quel momento non era diventato che una serie di frammenti che non trovavano più un senso di incastrarsi. Ogni nuova esperienza diventava superflua e senza scopo.
Pensai che dovevo diventare un esploratore di mete.
Allora corro maratone, parto verso persone dormendo in macchina, mi metto in cammino per arrivare a Santiago, viaggio per la Corea.
Tutto sempre chiedendomi: qual è il punto?
A volte riuscivo a giustificare il mio bisogno di arrivare da qualche parte con una storiella semplice che ripetevo a me stesso, come il dimostrarmi di essere forte e di potercela fare. A volte non riuscivo a convincermi che la storiella bastasse. Allora l'ansia tornava a cercare di convincermi che non ne valesse la pena: raggiungere tante mete per cosa?
Questa domanda adesso mi fa ridere. Era mai stato possibile che non mi fossi mai accorto di quanto ogni traguardo mi facesse sorridere? Dal più semplice dei viaggi, alla più difficile delle imprese: il momento in cui si ritorna a casa e si guarda indietro l'avvenuto, si ha un sorriso stampato in volto.
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